Usura nel mutuo fondiario – il cliente riammesso al pagamento delle rate residue – Tribunale di Reggio Emilia del 30/06/2020

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE ORDINARIO di REGGIO EMILIA
SEZIONE II CIVILE

Il Tribunale, nella persona del Giudice dott. XXXX, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile di I Grado iscritta al n. R.G. XXXX promossa da:

XXXX, elettivamente domiciliato in XXXX, presso lo studio dell’Avv. XXXX, che lo rappresenta e difende in forza di procura in calce alla copia notificata del decreto ingiuntivo opposto;

OPPONENTE

Contro

XXXX;

OPPOSTA CONTUMACE

E

XXXX, quale rappresentante di XXXX, presso il cui studio in XXXX è elettivamente domiciliata giusta procura allegata alla comparsa di intervento depositata il 10.6.19;

INTERVENUTA

CONCLUSIONI

Per parte opponente:
“Piaccia al Tribunale Ill.mo, in accoglimento di questa opposizione,
– nel merito in via principale accertata l’usura ab origine del mutuo di cui è causa dichiarare che l’attore non è decaduto dal beneficio del termine alla data del 19/11/2014 e che il contratto di mutuo è gratuito ex Art. 1815 II comma C. Civ.; di conseguenza dichiarare che le somme ancora dovute ammontano ad euro 134.717,57 per sola sorte capitale;
– ordinare la ripresa del pagamento delle rate con cadenza mensile pro quota dalla data di sentenza sino all’estinzione del debito senza interessi ad alcun saggio;
– ordinare infine la cancellazione dall’origine delle segnalazioni negative a carico di parte attrice opponente effettuate dalla banca presso le banche dati di pubblico accesso quali Centrale Rischi della Banca d’Italia, CRIF ecc.;
In ogni caso e specie con vittoria di spese, competenze ed onorari tutti di causa e di CTP da distrarsi in favore del procuratore antistatario”.

Per XXXX:
“Voglia l’Ill.mo Tribunale adito, respinta ogni contraria domanda, eccezione, deduzione, argomentazione e difesa ed emesse tutte le più opportune pronunce e declaratorie, pronunciare le seguenti:
CONCLUSIONI
1) in via preliminare, rigettare le domande di controparte volta a contestare il diritto all’esecuzione nonostante la veste formale di un’opposizione agli atti esecutivi in quanto illegittime sia in fatto che in diritto;
2) In via principale, rigettare le domande di parte opponente perché volte a contestare le pattuizioni contrattuali di un mutuo fondiario che, essendo stato redatto innanzi ad un Notaio, erano perfettamente conoscibili e godevano di ampie garanzie di legittimità;
3) In ogni caso, con vittoria di spese, diritti e onorari”.

Esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione

XXXX ha proposto opposizione ex art. 615/1 c.p.c. avverso il precetto notificato da XXXX il 17.4.18 con cui gli è stato intimato il pagamento di euro 175.843,60 in forza del contratto di mutuo fondiario stipulato tra l’opponente e XXXX il 29.12.2010, a ministero XXXX, chiedendo, in via preliminare, che si sospenda l’efficacia esecutiva del titolo esecutivo; nel merito, accertata l’usura del mutuo, si dichiari che l’opponente non è decaduto dal beneficio del termine alla data del 19.11.2014 e che il contratto di mutuo è gratuito ex art. 1815 c.c.; conseguentemente, che le somme ancora dovute ammontano ad euro 11.599,55, da versare in base all’originario piano di ammortamento.

XXXX non si è costituita ed è stata dichiarata contumace.

Con ordinanza del 18.1.2019 l’efficacia esecutiva del titolo è stata sospesa limitatamente alla somma eccedente euro 158.158,04.

La causa è stata istruita disponendo c.t.u. contabile.

Con comparsa di intervento ex art. 111 c.p.c. depositata il 10.6.2019, XXXX è intervenuta in qualità di successore nel credito, al fine di “essere ammessa a partecipare in via privilegiata ipotecaria all’assegnazione del ricavato della vendita del bene immobile pignorato”.

Con comparsa depositata il 22.1.2020 l’intervenuta ha chiesto il rigetto delle domande attoree.

1. Usurarietà ab origine degli interessi corrispettivi e moratori.

Nel mutuo il tasso degli interessi corrispettivi è stato determinato in misura del 6,02% annuo nominale convertibile in base alla periodicità delle rate, fisso per tutto il finanziamento; l’ISC quantificato in misura del 6,8056%.

Si guardi, quindi, agli esiti della consulenza tecnica svolta dal dott. XXXX, i quali sono condivisi dal giudicante, in quanto conformi al quesito e spiegati con chiarezza e coerenza.

Il TAEG è stato calcolato in base alla formula indicata nel Decreto del Ministero del Tesoro dell’8 luglio 1992 e richiamata nelle istruzioni di Banca d’Italia.

Si conferma che il T.E.G. deve essere determinato mediante la formula del T.E.G.M. indicata nelle istruzioni di Banca d’Italia tempo per tempo vigenti, dalle quali non ci si può discostare. Pur non avendo esse carattere di norma primaria, è la norma primaria stessa di cui all’art. 2 L. n. 108/1996 ad attribuire al Ministero del Tesoro, sentiti Banca d’Italia e Ufficio Italiano Cambi, il compito di rilevare trimestralmente i tassi d’interesse soglia, in materia di usura. E’ poi indubbio che i Decreti Ministeriali annuali abbiano sempre demandato a Banca d’Italia la rilevazione dei tassi effettivi medi globali e che i vari D.M. trimestrali, a partire da quello del 22.3.97, nel rendere pubblici i dati rilevati, hanno con continuità disposto, all’art. 3, che le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del tasso soglia, si attengano ai criteri di calcolo indicati nelle istruzioni emanate dalla Banca d’Italia. Infine, è la Banca d’Italia, ai sensi degli artt. 4 e 5 T.U.B., l’organo cui compete la vigilanza nei confronti delle banche e che, nell’esercizio di tale funzione, è deputato a impartire istruzioni alle stesse.

Non vi è motivo, quindi, per disattendere le dette istruzioni, sicchè, nel calcolo del T.E.G.M., deve essere utilizzata la formula matematica prescritta da Banca d’Italia e non quella indicata da parte opponente.

Ciò detto, il c.t.u. ha provveduto a calcolare il T.A.E.G. sia tenendo conto di interessi contrattuali, spese di istruttoria, assicurative e di incasso rata, sia includendovi (anche) gli interessi contrattuali di mora.

Solamente la prima ipotesi va tenuta in considerazione.

Entrambe le tipologie di interessi possono risultare usurarie, ciò nondimeno il rispetto del tasso soglia deve essere valutato singolarmente per ciascuna categoria di interessi, dal momento che, nel caso di inadempimento del debitore e conseguente decorrenza degli interessi moratori, questi si sostituiscono e non si aggiungono agli interessi corrispettivi.

Anche qualora – come nel caso in esame – le parti abbiano determinato il tasso di interesse moratorio in una misura percentuale maggiorata rispetto al tasso dell’interesse corrispettivo, ciò assume rilievo esclusivamente sotto il profilo della modalità adottata per la quantificazione del tasso, non implicando sul piano logico giuridico che l’interesse corrispettivo vada sommato a quello moratorio, dato che quest’ultimo, anche se determinato in termini di maggiorazione dell’interesse corrispettivo, si sostituisce al primo.

Inoltre, questo giudice deve ricordare l’orientamento (ormai prevalente) che respinge fermamente la tesi relativa alla sommatoria di interessi corrispettivi e moratori.

L’operazione di sommare la misura percentuale degli interessi corrispettivi e quella degli interessi moratori è errata sotto il profilo logico matematico, perché in tale maniera si sommano due entità eterogenee, fondate su diverse basi di calcolo. Invero, il tasso corrispettivo si applica al debito capitale residuo, al fine di determinare la quota interessi del piano di ammortamento; il tasso di mora si calcola, invece, sulla singola rata, nel caso in cui non sia stata pagata alla scadenza. Pertanto, sommare il tasso moratorio a quello corrispettivo e sottoporre al vaglio del tasso soglia il dato derivante dalla somma aritmetica significa non cogliere la differente natura delle due previsioni pattizie, autonome l’una dall’altra – almeno con riferimento al profilo del rispetto del tasso soglia – e solo occasionalmente interdipendenti atteso che in materia finanziaria l’interesse, nel momento stesso in cui si rende disponibile (ovvero alla scadenza di pagamento), diventa capitale. In conclusione, irrilevante ai fini dello scrutinio sull’usura è la sommatoria del tasso corrispettivo e del tasso usurario, atteso che detti tassi sono dovuti in via alternativa tra loro. Di fatto la sommatoria rappresenta un “non tasso” od un “tasso creativo”, in quanto percentuale relativa ad interessi mai applicati e non concretamente applicabili alla parte mutuataria (ex multis, Tribunale di Napoli nord, sentenza n. 939 del 20 giugno 2016; Tribunale di Milano, sentenza del 6 ottobre 2015).

Quanto alle spese di assicurazione, si rammenta che, ai fini della valutazione dell’eventuale natura usuraria di un contratto di mutuo, devono essere conteggiate anche le spese di assicurazione sostenute dal debitore per ottenere il credito, in conformità con quanto previsto dall’art. 644, comma 4, c.p., essendo, all’uopo, sufficiente che le stesse risultino collegate alla concessione del credito. La sussistenza del collegamento può essere dimostrata con qualunque mezzo di prova ed è presunta nel caso di contestualità tra la spesa di assicurazione e l’erogazione del mutuo (Cass., sez. I, Sentenza n. 8806 del 5/04/2017).

Il dott. XXXX ha ritenuto documentate le spese assicurative in misura pari ad euro 14.156,99. Parte opponente ha prodotto copia della polizza assicurativa n. 5000017039 e dell’estratto conto relativo al I trimestre 2011, dal quale si evince l’addebito, nella data della stipula del contratto di assicurazione, dell’importo indicato nella polizza (doc. 3, 7 opp.te).

Orbene, in base alla prima ipotesi di calcolo, il T.A.E.G. nominale è stato determinato nel 7,853%; il T.A.E.G. effettivo in misura pari al 8,142%.

Il tasso degli interessi corrispettivi risulta, quindi, superiore al tasso soglia in vigore nel quarto trimestre 2010 per la categoria di operazioni “Mutui con garanzia ipotecaria a tasso fisso”, pari al 6,765%.

Quanto all’asserita usurarietà degli interessi moratori, parte opponente non ha dedotto a quanto ammontino tali interessi e in quale momento siano stati addebitati. Nel precetto è stato intimato il pagamento di euro 279,52 a titolo di interessi di mora, senza ulteriori specificazioni.

In difetto di ulteriori allegazioni, non pare possibile porre a confronto sic et simpliciter il tasso degli interessi moratori con il tasso soglia in vigore al momento della stipula del mutuo.

Comunque, nel merito della censura, giurisprudenza della Suprema Corte afferma l’applicabilità del “tasso soglia” anche alla pattuizione degli interessi moratori (Sez. 6 – 1, Ordinanza n. 5598 del 6/03/2017; Sez. 3, Sentenza n. 9532 del 22/04/2010; Sez. 3, Sentenza n. 5324 del 04/04/2003; Sez. 1, Sentenza n. 5286 del 22/04/2000); in senso analogo si è pronunciata anche la Corte costituzionale (Corte cost., Sentenza n. 29 del 2002).

L’introduzione del tasso soglia da parte della Legge n. 108/96 ha risposto all’intento di oggettivizzare la nozione di usura, di modo che gli interessi dovessero essere riconosciuti usurari per il solo fatto di essere stati pattuiti in misura superiore ad un tasso facilmente determinabile per ciascuna tipologia di contratto. Perciò, il tasso soglia si determina a partire dalla rilevazione trimestrale del Tasso Effettivo Globale Medio praticato in quel periodo per la specifica tipologia di contratto, sul quale è operata la maggiorazione ex lege prevista. Ora, tale disciplina ha sempre previsto che le rilevazioni fossero condotte solo con riferimento ai tassi corrispettivi,

ragionevolmente per la differente natura di questi e dei tassi moratori. Invero, l’interesse corrispettivo ha funzione di retribuzione del denaro in relazione all’erogazione del credito; l’obbligo di corrispondere gli interessi moratori sorge, invece, solo a seguito di inadempimento contrattuale, andando, quindi, essi a sostituirsi agli interessi corrispettivi: si tratta, quindi, di prestazione eventuale, con funzione chiaramente risarcitoria.

Il difetto di un termine di comparazione può essere superato dal fatto che la Banca d’Italia, non includendo la media degli interessi di mora nel calcolo del T.E.G.M., ne ha fatto una rilevazione separata, individuando una maggiorazione media, in caso di mora, di 2,1 punti percentuali. Per individuare la soglia

usuraria degli interessi di mora sarà dunque sufficiente sommare al “tasso soglia” degli interessi corrispettivi il valore medio degli interessi di mora, maggiorato nella misura prevista dall’art. 2, comma 4, della legge n. 108 del 1996.

Invero, in termini analoghi è stata risolta dalle Sezioni unite, con la sentenza n. 16303 del 20/6/2018, la questione della “commissione di massimo scoperto” (CMS), anch’essa non inclusa nella rilevazione del T.E.G.M., alla stregua delle istruzioni della Banca d’Italia.

In conclusione, per i motivi esposti, si aderisce a quanto statuito dalla Suprema Corte, sez. III, nella sentenza n. 26286/2019: “Nei rapporti bancari, anche gli interessi convenzionali di mora, al pari di quelli corrispettivi, sono soggetti all’applicazione della normativa antiusura, con la conseguenza che, laddove la loro misura oltrepassi il c.d. “tasso soglia” previsto dall’art. 2 della legge 7 marzo 1996, n. 108, si configura la cosiddetta usura c. d. “oggettiva” che determina la nullità della clausola ai sensi dell’art. 1815, secondo comma, cod. civ. Non è di ostacolo la circostanza che le istruzioni della Banca d’Italia non prevedano l’inclusione degli interessi

di mora nella rilevazione del T.E.G.M. (tasso effettivo globale medio), che costituisce la base sulla quale determinare il “tasso soglia”. Infatti, poiché la Banca d’Italia provvede comunque alla rilevazione della media dei tassi convenzionali di mora (solitamente costituiti da alcuni punti percentuali da aggiungere al tasso corrispettivo), è possibile individuare il “tasso soglia

di mora” del semestre di riferimento, applicando a tale valore la maggiorazione prevista dall’art. 2, comma 4, della legge n. 108 del 1996”.

Nel caso di specie, il tasso di mora, corrispondente al 8,02%, risulta inferiore al “tasso soglia di mora”, corrispondente al 8,865% (= 6,765 + 2,1).

2. Usura soggettiva.

Quanto all’elemento oggettivo di cui all’art. 644 c.p. rappresentato dalle condizioni di difficoltà economica e finanziaria, parte opponente ha dedotto che sia il conto corrente del XXXX, sia quello di XXXX rivelassero un costante utilizzo oltre i fidi concessi e che tutti i finanziamenti chirografari avessero “rate in sospeso”.

Dagli estratti conto del conto corrente n. XXXX presso XXXX, intestato ad XXXX, relativi a dicembre 2010 e gennaio 2011 (doc. 3, 4 opp.te), risulta:

– il pagamento, in data 30.12.10, di “rate di finanziamento XXXX” per euro 13.745,74 e di “estinzione anticipata”, per euro 34.118,86;

– solo a dicembre 2010, l’addebito di euro 263,81 per interessi fuori fido.

Dagli estratti conto del conto corrente n. XXXX presso XXXX, intestato a XXXX, relativi a dicembre 2010 e gennaio 2011 (doc. 5, 6 opp.te), risulta:

– il pagamento, in data 30.12.10, di “rate di finanziamento XXXX” per complessivi euro 18.510,84 e di “estinzione anticipata”, per euro 19.214,46;

– a dicembre 2010, l’addebito di euro 26,62 per interessi fuori fido; euro 349,75 per indennità di sconfinamento.

Si può, quindi, evincere che, a seguito della conclusione del mutuo del 29.12.2010, l’opponente abbia pagato le rate di due precedenti finanziamenti e li abbia estinti anticipatamente. Però, non sussistono sufficienti elementi per sostenere che le rate corrisposte il 30.12.2010 fossero da tempo scadute e che, quindi, sussistesse, in ordine a tali mutui, una condizione di conclamata morosità.

Che poi all’opponente e alla società di cui è socio accomandatario siano stati addebitati, a dicembre 2010, interessi “fuori fido” ed indennità per sconfinamento non dimostra “il costante sforamento dei fidi concessi”.

Non sussistendo la prova di condizioni di difficoltà economica e finanziaria ex art. 644 c.p., la censura va superata.

In conclusione, accertato che il tasso degli interessi corrispettivi è superiore al tasso soglia vigente al momento della stipula del mutuo, ne consegue che gli interessi non sono dovuti ai sensi dell’art. 1815/2 c.c.

Conformemente a quanto opinato dal dott. XXXX sulla base della comunicazione di decadenza dal beneficio del termine del 19.11.14 (doc. 12 opp.te), si assume che siano state integralmente corrisposte le rate sino alla n. 22, scaduta il 30 aprile 2013.

Sino alla data del 30 aprile 2013 l’opponente ha corrisposto l’importo complessivo di euro 45.282,43, di cui euro 21.056,63 in linea capitale ed euro 24.225,80 a titolo di interessi. Pertanto, il capitale ancora dovuto – determinato sottraendo dall’importo mutuato dalla Banca (euro 180.000,00) quanto versato dal XXXX (euro 45.282,43) – corrisponde ad euro 134.717,57.

La sommatoria della quota capitale delle rate scadute dal 30.7.11 al 30.10.14 corrisponde ad euro 38.275,21.

Ne consegue che: 1) alla data della risoluzione del mutuo (19 novembre 2014) il XXXX aveva corrisposto un importo superiore a quello effettivamente dovuto; 2) alla predetta data il mutuatario non poteva considerarsi moroso; 3) la risoluzione non era giustificata dall’inadempimento del debitore.

Nell’atto di citazione parte opponente ha formulato domanda di accertamento del debito residuo, “importo che dovrà essere versato secondo il piano di ammortamento originario che rimane valido per la sola sorte capitale”. All’udienza del 22.1.2020, le conclusioni sul punto sono state così precisate: “ordinare la ripresa del pagamento delle rate con cadenza mensile pro quota dalla data di sentenza sino all’estinzione del debito senza interessi ad alcun saggio”.

In base alla domanda, svolta inizialmente con formulazione ellittica e, in seguito, più chiaramente, deve essere disposta la ripresa del pagamento delle rate mensili sulla base dell’originario piano di ammortamento dalla data della sentenza sino all’integrale restituzione del debito.

La domanda di cancellazione delle segnalazioni negative è stata formulata per la prima volta all’udienza di precisazione delle conclusioni, sicchè va dichiarata inammissibile.

Le spese di lite seguono la soccombenza e vanno liquidate – come in dispositivo – secondo parametri minimi (medi per la fase decisionale) ai sensi del D.M. 55/14, come modificato dal D.M. 37/18, sulla base della somma accertata, con distrazione in favore dell’Avv. XXXX, che si è dichiarato antistatario.

Parimenti le spese della c.t.u. – già liquidate con separato decreto – e del c.t.p. (doc. 15 opp.te) vanno poste a carico dell’opposta.

P.Q.M

Il Tribunale, definitivamente pronunciando, ogni diversa istanza ed eccezione disattesa o assorbita, così dispone:
1. dichiara che non sono dovuti ai sensi dell’art. 1815/2 c.c. gli interessi corrispettivi pattuiti nel contratto di mutuo fondiario stipulato tra l’opponente e XXXX il 29.12.2010, a ministero XXXX, per l’effetto, dichiara che:
– alla data del 19.11.2014 l’opponente non doveva essere dichiarato decaduto dal beneficio del termine per il pagamento delle rate;
– l’importo ancora dovuto (a titolo di capitale) ammonta ad euro 134.717,57;
2. dispone la ripresa del pagamento delle rate mensili sulla base dell’originario piano di ammortamento dalla data della sentenza sino all’integrale restituzione del debito;
3. dichiara inammissibile la domanda di cancellazione delle segnalazioni negative;
4. rigetta per il resto;
5. condanna parte opposta a rifondere in favore dell’opponente le spese di lite, che liquida in euro 9.820,00 per compensi ed euro 796,47 per esborsi, oltre rimborso 15% per spese forfettarie, I.v.a. e c.p.a. come per legge, con distrazione in favore dell’Avv. XXXX;
6. pone le spese di c.t.u. e di c.t.p. a carico di parte opposta.

Reggio Emilia, 29 giugno 2020

Il Giudice